Enciclopedia Botanica

7 luglio 2016

Botanica_icavallidelsole

 

I nostri prodotti utilizzano i principi curativi delle piante naturali.

In questa pagina è possibile la consultazione di alcune essenze botaniche che utilizziamo.
Di seguito,  è possibile documentarsi su “Echinacea Angustifolia” e “Melissa” e su alcuni loro aspetti fondamentali.

Inoltre preferiamo indicarvi e premiare il sito www.infoerbe.it, quale fonte di “sapere” e valida attendibilità per la consultazione di piante medicinali presenti nei nostri prodotti.
Riteniamo che il web sia una fonte di condivisione del sapere e pertanto il sitoweb che vi indichiamo è assolutamente la prova di quanto appena sostenuto.

 



Echinacea angustifolia [Echinacea angustifolia (DC) Heller]

Fonte: www.infoerbe.it

Nome – Sinonimo Botanico

Brauneria angustifolia Heller
Echinacea pallida var. angustifolia (DC.) Cronq

 

Descrizione:

Tasssonomia

Divisione: Spermatofite
Sottodivisione: Angiosperme
Classe: Dicotiledoni
Ordine: Asterales
Famiglia: Asteraceae

Classificazione APG:
Eudicotiledoni
Eudicotiledoni centrali
Asteridi
Euasteridi II
Asterales Lindley
Asteraceae Martynov

 

Pianta perenne che vive a lungo, 30-50 cm in altezza. Da maggio a luglio produce da uno a dieci fiori dal viola chiaro al rosa chiaro, con un centro marrone, marrone-scuro su steli spessi. I fiori ligulati sono più scuri quando emergono dalla testa floreale e più chiari in posizione distale, come se fossero scoloriti dal sole. Tutta la pianta è pelosa e spinosa. Le foglie (quasi tutte basali) sono strette e lunghe fino a 3 cm.

 

Farmacologia

Antinfiammatoria – Azione dei composti singoli

– Alchilamidi
Le alchilamidi hanno dimostrato di possedere, in vitro, attività antiinfiammatorie attraverso l’inibizione della COX (del 54.7%) e della 5-LOX (del 62.2%); quest’ultima azione sembra sia alla base della capacità di queste sostanze di inibire il metabolismo dell’arachidonato. Le alchilamidi possiedono, in vitro, attività antiialuronidasi, attività che contribuisce all’attività antiinfiammatoria ma anche a quella immunitaria. L’acido ialuronico, infatti, costituisce un sistema in equilibrio con la ialuronidase: insieme mantengono la densità del gel interstiziale, aumentata dallo ialuronidato e diminuita dalla ialuronidasi. Inibendo la ialuronidasi si aumenta la densità del gel rendendo più difficile la penetrazione dei patogeni. Le alchilamidi sono state anche capaci di inibire la ialuronidasi che alcuni batteri, tra cui gli streptococchi, secernono per farsi strada nel gel.
Le alchilamidi sono presenti in quantità considerevoli in E. angustifolia radix, in quantità ridotte in E. purpurea radix, meno ancora in E. purpurea folia e quasi assenti in E. angustifolia e pallida folia.

– Poliacetileni
Hanno dimostrato di possedere in vivo una debole attività antiialuronidase e di contrastare in vitro la crescita di E. coli e di Pseudomonas aeruginosa.
Sono presenti nelle radici di tutte e tre le specie, ma in quantità significative solo in E. pallida. Si degradano facilmente e velocemente, quindi sono presenti nella pianta fresca ma difficilmente nelle preparazioni commerciali, ed è quindi improbabile che siano significative per l’attività degli estratti comunemente utilizzati.

– Polisaccaridi
I polisaccaridi hanno mostrato, in vitro, la capacità di inibire la 5-LOX (del 81.8%) e la COX (del 62.4%), ed esperimenti su modelli animali a livello topico e in endovenosa hanno mostrato che riducono l’edema indotto. L’echinacina B a livello topico promuove la cicatrizzazione attraverso la formazione di complessi ialuronato-polisaccaride.

 

Studi clinici
Echinacina, studio non controllato: un unguento usato per condizioni infiammatorie del derma, eczema, bruciature, ulcere varicose delle gambe, ferite, herpes simplex, ha avuto l’85% di successo
Immunostimolante
L’Echinacea è diventata famosa come pianta con importanti effetti a livello del sistema immunitario. Anche se è una delle piante più studiate al mondo, il meccanismo della sua azione immunostimolante (o immunomodulante) non è ancora stato completamente elucidato. Inoltre esistono dei problemi di utilizzo dei dati: primo, molte ricerche sono in vitro o in modelli animali, con i tipici problemi di generalizzazione; secondo, molti degli studi in vivo o su esseri umani sono stati eseguiti non con un estratto completo, bensì con le varie frazioni, in particolare con la frazione polisaccaridica, per di più somministrati per via endovenosa. Anche quando gli studi hanno utilizzato estratti totali lo hanno spesso fatto attraverso somministrazione endovenosa. Sarà quindi necessario isolare quei dati che sono rilevanti per la pratica fitoterapica orale o topica.

 

Azioni dei costituenti singoli.
Costituenti apolari (alcol solubili)
E’ probabile che questi siano i costituenti più importanti per quanto riguarda le proprietà immunostimolanti.

– Alchilamidi
Secondo Bauer e Wagner (1991), dopo un’analisi dei vari studi, si può dire che le alchilamidi lipofiliche possiedono ampie proprietà immunostimolanti e che danno un contributo considerevole all’attività immunostimolante degli estratti alcolici dell’Echinacea.

Costituenti polari (idrosolubili)
Come visto più sopra, è probabile che per quanto riguarda l’assunzione orale, i composti idrosolubili siano meno importanti a livello immunologico di quelli liposolubili.

– Polisaccaridi
Certamente questa è la frazione dell’Echinacea che è stata sottoposta a più studi ed in effetti ha mostrato importanti attività antiinfiammatorie ed immunostimolanti.

 

Effetto immunostimolante
I polisaccaridi grezzi hanno una forte azione immunitaria in vitro: stimolazione della fagocitosi; dei linfociti T; aumento delle cellule che formano anticorpi; stimolazione sistema immunitario mononucleare; aumento della citotossicità dei macrofagi peritoneali e midollari contro target tumorali; leggera attività INF-like senza produzione di INF; moderato rilascio di IL-1 e singoletti ossigeno; aumento (50%) frequenza sopravvivenza dopo irradiazione.
I polisaccaridi purificati (EPS) possiedono le stesse proprietà in vitro ma non mostrano stimolazione dei linfociti T o B. L’attività in questo senso dei polisaccaridi grezzi è da attribuirsi a impurezze.
L’arabinogalattano in vitro stimola i macrofagi ad aumentare la citotossicità contro le cellule tumorali e ad aumentare la secrezione di TNF-a, IL-1 (moderata), INF-b2 (IL-6); stimola leggermente i linfociti T ma non cambia la loro produzione di IL-2, INF-b e INF-g.
Testato in vivo per endovena su modelli animali esso causa un aumento del conteggio granulocitario, protegge contro Candida albicans e Listeria monocytogenes; aumenta la proliferazione e la fagocitosi a livello di milza e midollo; causa una migrazione di granulociti verso il sangue periferico.
Tutti questi studi sono stati condotti o in vitro o in modelli animali con iniezioni endovenosa, spesso con preparazioni di polisaccaridi purificati e altamente concentrati, o con polisaccaridi singoli prodotti attraverso colture tissutali. I risultati non sono quindi estendibili all’utilizzo orale dell’Echinacea per due ragioni:

1. se anche i polisaccaridi fossero presenti nelle preparazioni idroalcoliche, essi non potrebbero mai raggiungere la circolazione sistemica, poiché non passerebbero la barriera dell’epitelio gastrointestinale e l’azione dei succhi gastrici;
2. i polisaccaridi sono presenti nella pianta fresca, nel succo di pianta fresco e nelle tisane; già la loro presenza nel materiale secco è in dubbio, ed essi sono sicuramente assenti dalle preparazioni idroalcoliche. Anche il succo stabilizzato di E. purpurea Echinacina contiene solo minuscole quantità di polisaccaridi che sono probabilmente di diversa composiziione rispetto a quelli utilizzati nei test. E’ chiaro quindi che i risultati delle ricerche sui polisaccaridi rivestono poco o nessun interesse per la pratica di utilizzo orale.
L’arabinogalattano è l’unico polisaccaride presente anche in estratti idroalcolici, ma solo se il tasso non è troppo elevato (<30%). Questo potrebbe essere un composto più interessante degli altri, anche se bisogna ricordare che esso è presente non solo in Echinacea ma anche in Matricaria, nelle carote ed in molti vegetali che non mostrano particolari attività immunostimolanti.

– Fenilpropenoidi
Cinarina, echinacoside, acido caffeico, clorogenico, cicorico mostrano molte attività interessanti in vivo a livello topico: inibizione della ialuronidase, conseguente addensamento del gel extra-cellulare, inibizione delle infezioni, inibizione del danno al collagene causato dai radicali liberi.
A parte l’acido cicorico, questi polipropenoidi sono però assenti dalle tinture, ma è possibile che possano giocare un ruolo nel trattamento di ferite, scottature ed infezioni topiche con creme o gel contenenti la frazione idrosolubile; è improbabile una loro influenza a livello sistemico.
L’acido cicorico è l’unico dei fenilpropenoidi che si trova in qualche misura anche nelle soluzioni idroalcoliche, ed ha mostrato, in vitro, una forte attività stimolante la fagocitosi e di inibizione di VSV.

Echinacoside in vitro: debole attività antibatterica.

Estratti di Echinacea
Il succo spremuto delle parti aeree di Echinacea purpurea stabilizzato con 22% alcol ha mostrato, in vitro, di possedere attività antivirale (virus EMC e VSV) IFN-like senza induzione di IFN, di aumentare la fagocitosi da parte dei granulociti e di aumentare la produzione di IL-1, TNF-a, IL-6 (INF-b2) e IL-10 (Burger et al 1997) e di causare una forte inibizione di virus dell’herpes, influenza e del poliovirus.
Anche questi test rivestono poca importanza per la pratica orale.
Sperimentato su modelli animali infettati con Streptococcus ha mostrato inattivazione della ialuronidase del patogeno e tessutale e stabilizzazione acido ialuronico; aumento dei fibroblasti.
I composti che mostrano la massima attività antiialuronidasi sono i polipropenoidi, seguiti dalle alcamidi e dai poliacetileni.

Estratti alcolici
L’estratto di E. purpurea ha mostrato, in vitro: aumento fagocitosi degli eritrociti a livello epatico; azione inibitoria contro Epidermophyton interdigitale; stimolazione della fagocitosi dei granulociti contro Candida albicans; aumento della funzione immunitaria cellulare delle cellule mononucleate del sangue periferico di soggetti normali e di soggetti immunocompromessi (AIDS e fatica cronica) (See et al 1997); inibizione della contrazione del collagene causata dai fibroblasti; cambiamento morfologico dei fibroblasti e inibizione della contrazione del lattice del collagene.
L’estratto di E. angustifolia, sempre in vitro, ha mostrato una debole azione inibitoria nei confronti di Trichomonas vaginalis e un aumento della fagocitosi degli eritrociti a livello epatico.
Uno studio comparato in vitro e su modelli animali sugli effetti delle varie frazioni provenienti dalle tre specie più utilizzate (Bauer, Jurck, et al 1988) ha mostrato che esse aumentano la fagocitosi per via topica ed orale e che la frazione lipofilica è più attiva a questo riguardo di quella idrofilica. Nello studio, i componenti attivi della frazione lipofilica includono: poliacetileni, alchilamidi e olio essenziale. Dato che i primi sono assenti da E. angustifolia e gli ultimi sono presenti in quantità molto ridotta, è probabile che le alchilamidi siano il composto più importante per E. angustifolia.

 

Studi clinici

1. Echinacina, studio in doppio cieco con 108 pazienti sofferenti di infezioni croniche dell’alto tratto respiratorio (più di 3 occorrenze di infezioni come otite, catarro del canale auricolare, rinite, tonsillite, faringite, laringite, bronchite, polmonite, sinusite in sei mesi): trattamento profilattico a 4 ml 2/giorno. La frequenza delle infezioni nel gruppo verum si è abbassata del 35.2%, mentre il placebo è stato a 25.9%.
2. Estratto alcolico (1:5) 50% alcol E. purpurea, studio randomizzato controllato in doppio cieco su sintomi influenzali in 180 pazienti. Con dose di 90 gtt/die (450 mg) l’efficacia non è stata significativa; con dose di 180 gtt/die (900 mg) l’efficacia è stata significativa.
3. Estratto idroalcolico ed estratto iniettabile: soggetti sani hanno assunto 30 gtt tds per 5 giorni. Ad altri soggetti sani è stata somministrata l’Echinacea iniettabile. Nel primo gruppo la fagocitosi è cresciuta del 40% al 3° giorno, del 70% al 4° giorno, del 120% al 5° giorno. All’8° giorno, 3 giorni dopo l’ultima somministrazione, la fagocitosi è ritornata ai livelli del placebo.
Nel gruppo con iniezione, si è avuto il picco di attività al 4° giorno, con circa il 21% di incremento della fagocitosi, il 5° giorno si è avuto un leggero calo, probabilmente all’interno della variabilità sperimentale, e la fagocitosi è tornata ai livelli del placebo solo dopo l’11° giorno.
Questo studio è di importanza primaria, poiché suggerisce che l’Echinacea agisce meglio se assunta oralmente, e quindi che il sito di azione della pianta possa essere a livello del GIT. Bergner (1997) suggerisce che la pianta agisca almeno in parte stimolando il tessuto linfoide nella bocca e nella gola ed in seconda istanza a livello intestinale.

1. Studio con Echinacina su 203 donne con Candida vaginale trattate per 10 settimane con crema antimicotica (43), crema + Echinacea subcutanea (20), crema + Echinacea inframuscolare (60) + crema + echinacina orale (60). In tutti i casi le ricorrenze diminuiscono con l’uso delle varie forme di Echinacea insieme all’antimicotico; questo studio indica che l’azione dell’Echinacea è duratura e la resistenza dei pazienti continua ad aumentare; mostra inoltre che l’Echinacea orale è paragonabile negli effetti alle preparazioni iniettabili.
2. Studio placebo, randomizzato utilizzando estratto alcolico radice E. purpurea per 5 giorni consecutivi per via orale. L’attività fagocitica dei granulociti neutrofili polimorfonucleati è stata stimolata del 54% in maniera significativa rispetto al placebo e rispetto ad una iniezione di preparazione omeopatica di E. purpurea radix, che ha ottenuto una stimolazione del 22.7%. Nessun risultato per simili studi con estratti alcolici orali di E. pallida radix e E. purpurea herba (Melchart et al 1995).
Echinacea in congiunzione con altre piante
L’efficacia dell’Echinacea in combinazione è stata sperimentata soprattutto utilizzando il preparato Esberitox, contenente Echinacea, Baptisia tinctoria e Thuja occidentalis, più raramente con altri preparati che abbinano Echinacea a Baptisia tinctoria, Arnica montana (in dosi omeopatiche) ed Eupatorium perfoliatum.
Questi preparati sono stati testati (in maniera non controllata) e hanno mostrato di essere di utilità in casi di:

1. leucocitopenia da radioterapia per trattamenti tumorali;
2. influenza e raffreddori;
3. infezioni urogenitali;
4. infezioni batteriche del derma.

Studi controllati in doppio cieco hanno mostrato:
1. riduzione della durata della sindrome influenzale e della severità dei sintomi in pazienti già ammalati;
2. riduzione della frequenza di ricorrenze di infezioni, specialmente in pazienti con particolare tendenza, con trattamento profilattico.

 

Una meta-analisi pubblicata nel 2006 (Shah et al 2006) ha analizzato 14 studi randomizzati controllati in doppio cieco che vertevano sull’incidenza o la durata dei sintomi delle infezioni all’alto tratto respiratorio; comprendo 1.356 soggetti per l’incidenza e 1.630 la durata.
Il risultato mostra che le preparazioni di echinacea usate nei vari studi diminuiscono il rischio di sviluppare il raffreddore del 58% e la sua durata di un giorno e mezzo.

Conclusioni:

ciò che si può concludere sull’utilizzo di estratti di Echinacea per via orale o topica è che questo rimedio ha come azione principale la stimolazione della fagocitosi e l’aumento del numero di leucociti. La sua azione normalizzante sull’immunità cellulo-mediata è meno sicura. Data questa sua attività è indicata praticamente per ogni episodio infettivo.
A livello topico esplica una attività antiinfiammatoria, immunostimolante e cicatrizzante.

Antitumorale

Ciò che rende interessante la pianta nelle applicazioni antitumorali è che sembrerebbe poter stimolare l’attività delle cellule NK e dei monociti, le cellule che costituiscono la prima linea di difesa dell’organismo dai tumori, la linea di immunosorveglianza tumorale. Questa potenzialità risulterebbe da una doppia azione: la pianta e le alchilamidi inibiscono COX e 5-LOX, riducendo i fenomeni infiammatori, ed in particolare riducendo (agendo su 5-LOX) i livelli della PGE2, una prostaglandina che sopprime l’attività delle cellule NK. Inoltre la pianta, i polisaccaridi (arabinogalattano) e le alchilamidi, stimolano in maniera non specifica i fagociti/monociti, con aumento della secrezione di beta interferone, TNF alfa e IL 1, tutte sostanze che stimolano le cellule NK, e l’attività antivirale. Molti studi clinici e su modelli animali suggeriscono la possibilità che echinacea possa ridurre le infezioni virali e i tumori. I poliacetileni (estratto esanico) dell’Echinacea pallida radix inducono apoptosi in un modello in vitro di linee cellulari di tumore al pancreas e al colon a concentrazioni elevate probabilmente mediante l’attivazione della caspasi.
Uno studio molto recente ed estremamente interessante è la review della Miller (2005) sugli studi del suo team su modelli murinici. Pur basato su ricerca su modelli animali, l’articolo è estremamente significativo: l’Echinacea è stata somministrata a dosaggi paragonabili a quelli umani (dosi pari a 1.3 gr di radice essiccata per un soggetto di 70 Kg) e per via orale. I risultati indicano che Echinacea sembra in grado di: stimolare la proliferazione delle cellule NK e dei monociti nel midollo di topi giovani e sani; stimolare la stessa proliferazione in caso di topi vecchi e sani, e soprattutto di riportare queste cellule alla loro originaria funzionalità (persa nei topi a causa dell’età), attività questa non riscontrata in altri composti stimolanti le NK (indometacina e IL-2). In nessun caso l’Echinacea ha stimolato la proliferazione di altri comparti immunitari. Lo stesso studio mostra come questi effetti siano legati all’utilizzo della pianta in toto, piuttosto che a singole molecole isolate. Ancora più interessante il fatto che l’assunzione cronica della pianta non solo non ha mostrato di essere di detrimento, ma anzi ha mostrato un continuo effetto di profilassi. La stessa dose di Echinacea orale, usata su topi leucemici ha mostrato un raddoppio del numero di cellule NK ed un aumento statisticamente significativo della sopravvivenza.

Una scoperta ancora più recente getta una luce del tutto nuova sull’Echinacea ma anche su molte altre piante. Quattro studi molto recenti (Pugh et al. 2005; El-Obeid et al. 2006a; El-Obeid et al. 2006b; Sava, et al. 2001) si sono concentrati sulla melanina di origine vegetale, isolandola da Nigella sativa, Camellia sinensis, Echinacea spp., Medicago sativa ed altre piante. Secondo gli autori, la melanina sarebbe un composto particolarmente importante per l’attività immunomodulante ed antiossidante.
Questa, se confermata, sarebbe una scoperta sorprendente, dato che fino ad oggi la melanina non è mai stata considerata importante dal punto di vista farmacologica, è poco e male caratterizzata, non è un metabolita secondario, si sa poco su quali siano le migliori modalità di estrazione, e la possibilità che si creino degli artefatti sperimentali è elevata (Sava, et al. 2001). Secondo (Pugh et al. 2005) la melanina da Echinacea e da Medicago sativa sarebbe differente dalle altre melanine vegetali, sarebbe più efficace come immunomodulante (con aumento di gamma-interferone dalla milza e di IgA ed IL-6 dalle placche di Peyer, e agirebbe tramite l’attivazione di NF-kB nei monociti attraverso un recettore Toll-like (TLR 2) (Pugh et al. 2005) o forse altri recettori. Anche gli altri studi hanno riscontrati ììo una azione a livello dei recettori Toll-Like, secondo (El-Obeid, et al. 2006a) il recettore influenzato dalla melanina da Nigella sativa sarebbe TLR4, ed essa indurrebbe l’espressione di TNF-alfa, IL-6 e VEGF dai monociti (El-Obeid, et al. 2006b).
Quale che sia la reale portata di questi studi, se la melanina vegetale è veramente importante per la immunomodulazione, è certo che essa non è presente nella maggior parte dei supplementi da estrazione, e che solo la polvere della pianta potrebbe essere usata a scopo terapeutico (la melanina sembra insolubile sotto un pH di 10).
Da questi due studi si possono estrapolare due interessanti indicazioni cliniche: la prima è che la supplementazione a lungo termine di echinacea è probabilmente di beneficio, non sopprime il sistema immunitario e migliora la funzionalità delle cellule del sistema immunitario non specifico, migliorando lo screening antitumorale. La seconda è che la pianta intera si apiù efficace degli estratti o delle molecole isolate. I dosaggi di echinacea radice secca vanno da 1.5 a 3 gr per giorno, anche se il dosaggio utilizzato in Miller 2005 era vicino al termine inferiore.

 




 

Melissa  [Melissa officinalis L.]

Fonte: www.infoerbe.it

Nome – Sinonimo Botanico
Nome Farmaceutico
Melissae folium

Nome Italiano
Melissa cedronella

Nome Inglese
Balm – Cure-All – Lemon Balm – Sweet Balm

Nome Francese
Citronelle – Herbe au citron – Thè de France

Nome Tedesco
Melissen

Nome Spagnolo
Toronil

 

Descrizione

Tassonomia

Sottodivisione: Angiosperme
Classe: Dicotiledoni
Ordine: Lamiales
Famiglia: Lamiaceae
Classificazione A.P.G.: Core Tricolpates (core eudicots) Euasterids I Lamiales Lamiaceae

Pianta erbacea perenne; rizoma orizzontale, fusti eretti, angolosi, molto ramosi, alta da 40 a 80 cm. Foglie opposte, picciolate, lunghe circa 3-4 cm, a lamina ovata con base cuneata o cordata, a volte cuoriformi, raggrinzite con un margine dentellato. Fiori piccoli ed insignificanti, riuniti in verticillastri ascellari, bratteole lanceolate e calice persistente, tubuloso. Sono giallastri prima della fecondazione, biancheggianti o rosei dopo la fecondazione.
Fioritura da maggio ad agosto.
Farmacologia

 

Introduzione
Il fitocomplesso della Melissa è molto ricco e molti dei composti presenti possiedono attività farmacologiche.
Azioni dei composti singoli
Analgesiche: acido caffeico; acido clorogenico; eugenolo; mircene.

Anestetiche: benzaldeide; eugenolo (200-400 ppm); timolo.

Anticomplementare: apigenina; acido rosmarinico.

Antierpetica: apigenina; acido caffeico; acido clorogenico; luteolina-7-glicoside; polifenoli; acido protocatecuico; acido rosmarinico; timolo.

Antiinfiammatoria: acido caffeico; ossido di cariofillene; acido clorogenico; acetato di eugenile; luteolina-7-glucoside; acido oleanolico; acido protocatecuico; acido rosmarinico; timolo; acido ursolico (1/3 dell’indometacina).

Antinocicettiva: mircene.

Antiossidante: acido caffeico; acido clorogenico; metil-eugenolo; mircene; acido oleanolico; acido protocatecuico; acido rosmarinico; timolo; acido ursolico.

Antisettica: anetolo; apigenina; benzaldeide; acido caffeico; acido clorogenico; citronellale; eugenolo; furfurale; geraniolo; isoquercitrina; limonene; linalolo; luteolina-7-glucoside; acetato di nerile; polifenoli; acido protocatecuico; acido rosmarinico; timolo.

Antispasmodica: benzaldeide; acido caffeico; eugenolo; acetato di eugenile; geraniolo; limonene; linalolo; mircene; acido protocatecuico; timolo.

Antivirale: apigenina; acido caffeico; acido clorogenico; isoquercitrina; limonene; linalolo; luteolina-7-glucoside; acetato di nerile; polifenoli; acido protocatecuico; acido rosmarinico; timolo.

Ansiolitica: apigenina.

Depressiva del SNC: apigenina; eugenolo; acido ursolico.

Stimolante del SNC: acido clorogenico; cineolo.

Miorilassante: apigenina; metil-eugenolo; timolo.

Narcotica: benzaldeide.

Sedativa: apigenina; benzaldeide; acido caffeico; citronellale; citronellolo; geraniolo; limonene; linalolo; metil-eugenolo; alfa-terpineolo.

Rilassante
La Melissa deve la maggior parte della sua azione rilassante e tranquillizzante al suo olio volatile. Varie componenti dell’olio essenziale (e specialmente il citrale ed il citronellale) causano infatti una sedazione moderata e non specifica in modelli animali (Foster 1993b). L’olio essenziale è anche responsabile della significativa attività antispasmodica (comparabile in intensità alla papaverina del Papaverum somniferum).

Antivirale
La Melissa ha una forte azione antivirale. I polifenoli ed i tannini sono fortemente antivirali ed estremamente efficaci contro i virus dell’herpes, soprattutto herpes simplex.
Quando un estratto concentrato (70:1) di Melissa è stato utilizzato a livello topico su pazienti agli stadi iniziali dell’infezione erpetica, i risultati sono stati ottimi: nessuna ricaduta e nessuno sviluppo di altre piaghe erpetiche. Non solo, ma i pazienti che utilizzavano l’estratto hanno passato lo stadio infettivo più velocemente, e le piaghe già presenti al momento del trattamento sono guarite più velocemente rispetto al gruppo di controllo (5 giorni piuttosto che 10). Wolbling and Leonhardt dichiarano che “per essere efficace il trattamento deve essere iniziato nei primissimi stadi dell’infezione”. Non sembra comunque che la Melissa stimoli la resistenza al virus.
Recentemente una ricerca giapponese ha dimostrato una attività anti-HIV in vitro per l’estratto acquoso di Melissa, attività sembra dovuta ad inibizione dell’adsorbimento e della fusione del virus nelle cellule ospiti.

Antitiroidea
La pianta è un inibitore della funzione tiroidea; l’estratto fluido è sia antitireotropico che antigonadotropico in modelli animali. Interferisce con il legame del TSH alle immunoglobuline di Graves (IgG Graves specifiche) e quindi con l’attivazione della tiroide.

Anti demenza
Un gruppo di ricerca di Newcastle suggerisce che la pianta fresca e l’olio inibiscano la acetilcolinesterase e possono essere di aiuto nel trattare i casi di malattia di Alzheimer. Uno studio del 2002 ha cercato di mostrare l’attività dell’OE su 72 pazienti sofferenti di demenza grave con comportamento agitato (Ballard et al 2002). L’OE di Melissa è stato somministrato come OE da massaggio al gruppo verum. Il 60% dei pazienti (contro il 14% nel gruppo placebo) ha mostrato un miglioramento significativo dell’agitazione e nella qualità della vita. Non chiaro se l’effetto è olfattivo o transdermico, e i valutatori non erano in cieco.